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La Val di Fassa comprende questi sette Comuni

Ha una popolazione di 1.907 abitanti (alla data del 31.12.2017) ed è situato a 1.465 m./s.l.m.; è forse il paese turisticamente più rinomato della Valle, grazie alla sua vicinanza con i Passi Dolomitici (Pordoi, Sella e Fedaia), al vasto carosello di piste da sci facilmente raggiungibili dal centro, e alle sue moderne e confortevoli strutture turistiche. Subito dopo Campitello, per raggiungere Canazei, dove la valle si allarga, balza alla vista la mole del "Gran Vernel" con i suoi ghiacciai pensili, tutti sotto il limite delle nevi perenni.
Il primo nucleo abitato che si incontra risalendo la valle è Gries, frazione di Canazei.
La chiesetta della Madonna della Neve, datata 1595 e dal caratteristico campanile a cipolla, reca sulla fiancata sud l'immagine di S. Cristoforo del 1700 (soggetto ricorrente nella pittura murale fassana) attribuito a Valentino Rovisi, di famiglia gardenese trasferitasi a Moena, che fra il 1728 e 1750 fu allievo del Tiepolo di Venezia. Il piccolo tempio gotico è stato restaurato nell'aspetto originale e riaperto al culto nel 1979. Nei pressi, di notevole interesse il vecchio nucleo di Magoa, tutt'ora abitato, quasi interamente costruito in legno e risalente agli inizi del 1600. Sempre nell'abitato di Gries si trova la parrocchiale di Canazei dedicata al Sacro Cuore e costruita durante il secondo conflitto mondiale. Risale invece al 1500 la chiesetta di S. Floriano, protettore contro gli incendi. La chiesetta è stata restaurata recentemente. Vi si possono ammirare gli altari laterali in stile barocco, un bell'affresco al fianco nord, riproducente la simbologia di S. Floriano e bellissime porte bronzee; è sempre aperta al culto.
Altre Frazioni del Comune di Canazei sono:
Alba, 1.517 m./s.l.m. (in fassano: Dèlba). È una delle vicinie della vecchia regola medievale ed è situata sulla sponda sinistra del fiume Avisio. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Antonio; fu consacrata il 1° luglio 1561 dal Vescovo di Belluno Biagio Aliprandini, allora suffraganeo di quello di Bressanone. La costruzione in stile gotico, con campanile svettante, ebbe probabilmente inizio nel 1400, sul luogo di un preesistente edificio di culto, ed ha subito nei secoli diversi rifacimenti ed aggiunte. Ad Alba ha sede la Direzione e Amministrazione dell'Azienda di Promozione Turistica della Valle di Fassa, e il noto stadio del ghiaccio coperto, dove si sono svolte due edizioni dei campionati mondiali di Hockey.
Penia, 1.555 m./s.l.m. (il nome deriva dall'aggettivo latino "pendivus" = inclinato e quindi abitato su terreno pendente). Il paese, posto alle due sponde del rio di Dolèda, è dominato dalla chiesa dei S.S. Sebastiano e Rocco, consacrata il 3 agosto 1562 dal già citato Vescovo di Belluno. L'edificio è in stile gotico con campanile a cipolla: di stile rinascimentale sono i due altari dipinti a "finto marmo".
A quote maggiori 1.631 m. e 1.673 m. vi sono infine Lorenz e Vera, i due insediamenti abitativi a carattere permanente, i più alti di tutta la Valle di Fassa, non raggiungibili con carrozzabili di sorta, ma dove si può ammirare uno scenario unico di fronte all'impressionante mole del monte Vernel. Se è vero che Canazei deve la sua fortuna economica al massiccio sviluppo turistico, promosso da importanti strutture ricreative e sportive (piscina e sauna pubbliche, stadio del ghiaccio coperto ad Alba, modernissimi impianti di risalita), è anche vero che, particolarmente nelle frazioni di Alba e Penia, si mantengono vive le tradizioni popolari di una volta, grazie ad alcuni gruppi folkloristici e culturali che fanno rivivere ogni anno, in particolari circostanze, le feste ed i riti di un tempo.
Anticamente chiamata Mojena, dal termine latino "mollis" che sta a significare "terreno umido o palude" è, in senso ascendente, il primo paese del Comun General de Fascia, e sebbene appartenga linguisticamente all'area ladina, fa parte contemporaneamente, fin dal Secolo XII, anche della Magnifica Comunità di Fiemme.
Posto a 1.184 m./s.l.m., con i suoi 2.639 (al 31.12.2017) abitanti che lo rendono il paese più popoloso della Valle, sorge nel punto dove sboccano in Avisio il Rio Costalunga ed il Rio di S. Pellegrino. Uno dei più vecchi edifici del paese è probabilmente la chiesetta di S. Volfango (1025 ca.), patrono dei boscaioli. Pregevole è il soffitto in legno sostenuto da otto fregi con figure umane; interessanti sono gli affreschi, tardoquattrocenteschi, e le tele. S. Volfango fu la prima curazia di Moena fino al 1164, quando venne consacrata dal Principe Vescovo di Trento Adalpreto II la parrocchiale di S. Vigilio, attuale patrono del paese. Al suo interno si possono ammirare numerose opere del pittore moenese Valentino Rovisi (1715-1783), allievo del Tiepolo a Venezia. Da visitare, all'imbocco della valle del Rio Costalunga, è poi la chiesetta dedicata alla Vergine Addolorata detta anche "La Madonnina" (1713).
Sorte m. 1.256/s.l.m. (dal latino "sortis", cioè terreno viciniale, sorteggiato), dista da Moena circa 1 Km. La sua piccola chiesa, con la cuspide a cipolla, è dedicata al patrono S. Giuseppe. All'intemo si possono osservare affreschi attribuiti al Rovisi. Someda m. 1.265/s.l.m.: è la frazione più antica di Moena e dista da essa circa 1 Km. Il nome deriva da un composto fassano "so" o "sot" (che significa "sotto" o "a valle") e dal nome di montagna "Meda". Sorge in una posizione magnifica con la vista sul Latemar e il Gruppo del Catinaccio. La chiesa, edificata intorno all'anno 1530, è dedicata ai Santi Fabiano, Sebastiano e Rocco i quali sono effigiati nella pala dell'altare, attribuita al pittore moenese Rovisi. Forno m. 1.168/s.l.m., dal latino "Furnus" (forno, fornace, dove si fondono i metalli). L'abitato si incontra risalendo da Predazzo; è la frazione più a sud di Moena distante circa 4 Km. e vi si parla il dialetto di Fiemme. La chiesa è dedicata a S. Lazzaro. A Forno ebbe i natali, nel 1788, il famoso botanico Francesco Facchini che morì a Vigo di Fassa nel 1852. Dalla frazione di Forno si può accedere alle località, caratteristiche, di Medil (1.636 m./s.l.m.) e Penìa (1.468 m ./s.l.m.).
Tipici rioni di Moena, e caratteristici, sono quelli di "Ciajeole" (il nucleo originario del paese), di "Pezzé" e di "Turchia" (che deve il suo nome non tanto all'omonimo Paese del Medio Oriente, quanto piuttosto ai torchi che un tempo vi erano concentrati per esercitarvi attività artigianali) .
Il 1° gennaio 2018 è stato istituito ufficialmente il nuovo Comune di Sèn Jan di Fassa, nato a seguito della fusione tra i Comuni di Vigo di Fassa e Pozza di Fassa.

La frazione di Vigo di Fassa (dal latino “vicus” = villaggio) conta 1.258 abitanti (al 31.12.2017). È posto ad un’altitudine di 1.382 m./s.l.m., mentre la frazione di Pozza di Fassa (dal latino “puteus” = pozzo) conta 2.279 abitanti (al 31.12.2017) ed è posto al centro della Valle nel punto della sua maggior ampiezza, ad un’altitudine di 1.325 m./s.l.m..
Vigo è il capoluogo storico, politico, religioso e civile dell’antica Comunità Generale di Fassa, quindi sede dei massari di corte, dei capitani e dei giudici della valle, nonché dei pievani, come testimonia la denominazione della chiesa di S. Giovanni Battista, “La Pieve”, ossia il centro religioso della “plebs”, del popolo, dell’intera Valle. La chiesa di S. Giovanni, risalente nelle sue linee attuali alla fine del 1400, fu la chiesa madre di tutte le fedeli della Comunità Fassana per le solennità religiose e per i battesimi. L’edificio è in stile gotico - alpino con alto e aguzzo campanile. All’interno, nell’abside, si possono ammirare due grandi pareti con affreschi di scuola tirolese, uno dei quali risalente al 1498 e raffigurante scene di vita di S. Giovanni. L’altare in stile neogotico è databile verso la fine dell’800.
Sempre nella frazione di Vigo di Fassa risiede un vero e proprio “santuario”: la chiesa di S. Giuliana, patrona della Val di Fassa. Il primo documento che ne attesta l’esistenza porta la data del 1237, mentre fu consacrata del 1452. Accanto alla chiesa di S. Giuliana vi è la cappella di S. Maurizio che potrebbe essere il più antico edificio religioso della Valle oggi esistente.
Nella frazione di Pozza ha sede l’Istituto Culturale Ladino Majon di Fasegn il Museo Ladino, ed è anche sede del Comun General de Fascia e dell’Istituto comprensivo scolastico “Scola Ladina de Fascia”.
Nella frazione di Pozza di Fassa la vista può spaziare entro il solco boscoso della Valle di S. Nicolò, carrozzabile fino in località Saùch e Tieje, dove si trovano ancora numerosi “baic” e “tieje” che, in passato, servivano per il deposito del fieno e per dimora stagionale degli abitanti che si recavano in quota per la fienagione e per l’alpeggio. In vista a nord c’è il gruppo intero del Sassolungo, mentre ad ovest svettano i campanili frastagliati del Larsech.
Interessante da vedere è anche l’edificio “La Torn” (la torre), ora abitazione civile, di struttura quadrangolare e munita di feritoie: rappresenta l’unico esempio di antica fortificazione presente il valle (XVI secolo).
Da segnalare la presenza sul territorio di Pozza di una sorgente idrosolforosa, nota fin dal Medioevo, sfruttata già allora per malattie cutanee e polmonari.

Nel 1926 il comune di Pozza viene soppresso e i suoi territori aggregati al comune di Vigo di Fassa, poi nel 1952 il comune viene ricostruito comprendendo anche i territori dell’ex comune di Perra, ora denominato Pera di Fassa.
Altre luoghi caratteristici e pittoreschi del Comune di Sèn Jan sono: Valongia (dal latino “vallis longa”) che rimane ad 1,5 km da Vigo di Fassa, Tamion (dal latino, probabilmente, “tabulatum” = costruzione in tavole di legno, quindi in ladino “Tobià” = fienile di montagna) che dista da Vigo di Fassa circa 4 km; Pera (dal latino “petra” = pietra) toponimo che probabilmente deve la sua origine da un grosso masso erratico visibile a ridosso dell’albergo Rizzi, dista circa 1 km da Pozza di Fassa; Meida, che rimane sulla sinistra orografica del Torrente Avisio a Pozza di Fassa; Ronch e Muncion posti a monte dell’abitato di Pera di Fassa
È il più piccolo comune della Valle, con i suoi 564 abitanti (al 31.12.2017) sparsi nelle tre località di Mazzin, Campestrin e Fontanazzo, che si incontrano una dopo l'altra risalendo la vallata, ad un'altitudine media di 1.372 m./s.l.m. Dal paese la vista spazia, a nord est, dall'imponente mole dolomitica del Sass Pordoi (Gruppo di Sella), a sud, al pilastro calcareo di Cima Dodici.
Il nome del paese è di origine incerta e controversa; sembra tuttavia derivi da "Mazung", parola germanica che significa l'attività molitoria. Vestigia di antichi mulini ad acqua sono tuttora visibili lungo il rio Udai, rio che, prima di sfociare in Avisio faceva muovere, ancora agli inizi del secolo scorso, anche numerose segherie. La parrocchiale di S. Maria Maddalena, dichiarata nel 1802 espositura della Decanale di Fassa, risale all'incirca al 1500.
Bellissime sono le escursioni che si possono intraprendere da Mazzin: la Valle di Antermoia che conduce al Gruppo del Catinaccio di Antermoia, è una valle interamente scavata nella dolomia ladinica. Al bordo inferiore della conca è ospitato un piccolo laghetto (lago di Antermoia, m. 2.497) legato a vecchie leggende ladine. La Valle di Udai, profonda e incassata nel tratto superiore, segna il limite tra i tufi vulcanici e le dolomie.
Frazioni del Comune di Mazzin sono Campestrin, (Ciampestrin, dall'aggettivo latino "campester" = campestre) e Fontanazzo, Fontanac, dal ladino "fontana", per indicare terreno con acque sorgive; è uno dei toponimi più antichi della Valle di Fassa, già citato in un documento del 1142, e indicato come "Vundenates".
In ladino "Soraga" (dal latino "supra aquam", vale a dire che sorge al di là dell'acqua, ovvero oltre il torrente Avisio) è il primo paese che si incontra salendo da Moena, e da qui si ha una meravigliosa vista sul gruppo montuoso del Catinaccio. Conta poco più di 600 abitanti ed è posto ad un'altitudine di 1.210 m./s.l.m.; nei suoi pressi correva il confine territoriale tra i Principati Vescovili di Trento e di Bressanone (al quale apparteneva tutta la Valle di Fassa, eccettuata Moena).
Il piccolo centro è da sempre annoverato tra i più antichi insediamenti della Valle. Del 1660 è la graziosa Chiesetta dedicata alla Madonna Immacolata, con l'altare in stile neogotico, che sorge nell'abitato di Barbide, mentre la Chiesa parrocchiale di Soraga, dedicata ai S.S. Pietro e Paolo, è una delle più antiche della Valle. L'altare, databile tra il 1670/1680, è in legno dorato e riccamente decorato. Proviene dal Duomo di Bolzano e fu collocato a Soraga nel 1802 insieme con il tabernacolo scolpito a S. Cristina in Val Gardena.
l suo nome ladino è un diminutivo derivato dal latino "campus" = campo; il paese si trova ad un'altezza di 1.448 m / s.l.m. e conta 730 abitanti (al 31.12.2017). È sovrastato dal Col Rodella, definito il "balcone delle Dolomiti" per lo splendido panorama che offre, raggiungibile da Campitello con una moderna funivia. Verso nord ovest si affaccia l'intera catena dolomitica del Sassolungo, e all'orizzonte di nord est si può ammirare l'imponente mole del Sas Pordoi, del Sella e della Marmolada. Un'escursione merita la Val Duron, ricca di flora alpina; è la valle che separa, con il suo solco, il Gruppo del Catinaccio dal Sassolungo. È fin dall'antichità zona di alpeggio e fienagione della comunità di Campitello e conduce verso le creste dell'Alpe di Siusi, preistorico itinerario di collegamento e di scambi commerciali con le popolazioni di Siusi, Castelrotto e Tires.
La chiesa parrocchiale, dedicata ai SS. Filippo e Giacomo, è una delle più antiche della valle ed è ricordata per la prima volta in un documento del 1245. Venne costruita nel gotico attuale nel 1525. La fiancata sud della parrocchiale, tra gli altri affreschi, è ornata da un gigantesco S. Cristoforo datato 1689.
Caratteriatica frazione di montagna, sottoposta ora a tutela ambientale e urbanistica, è l'antico insediamento agropastorale ladino di Pian sulle pendici a monte del paese a quota 1.540 m. Campitello è stato il primo centro turistico-alpinistico della Valle di Fassa, con gli alberghi "Mulino" e "Agnello d'oro". Noto nel mondo scientifico internazionale (data l'importanza geologica del posto), è stato nella seconda metà dell'Ottocento, punto di partenza per quasi tutte le esplorazioni nei gruppi dolomitici limitrofi.