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Guida alla Val di Fassa

Grop de la mèscres de Dèlba e Penìa

di Martedì, 26 Aprile 2016 - Ultima modifica: Giovedì, 16 Giugno 2016

ita-IT Italiano lad-IT Ladin

Indirizzo
Strèda de Ciamp Trujan, 47
CAP
38032
Località
Penia di Canazei
Telefono
0462 602067
Referente
Ezio Verra
Ruolo del referente
Presidente
Scheda

La gente di Alba e Penia ha sempre avuto una grande passione per le proprie maschere e così, per tradizione, ha sempre cercato di avere un bel gruppo di commedianti che portassero avanti la radicata tradizione delle mascherèdes.

Tanti anni fa, el bufon, el laché e i marascons e i commedianti si trovavano presso qualche stube o qualche osteria per esibirsi in quello che è il carnevale fassano.

Si inizia il giorno 20 gennaio, sagra di S. Sebastiano a Penia. El bufon e el laché, subito dopo pranzo, fanno il giro dei paesi di Alba e Penia sempre di corsa, per avvisare di casa in casa che la sera presso le scuole vecchie di Penia ci sarà la rappresentazione della tanto aspettata mascherata con le relative maschere tradizionali fassane ed una buona dose di allegria con musica.

I commedianti, i marascons, e i suonatori di fisarmonica si trovano presso la stube di Mario de la Nonòtes, adiacente la piazza di Penia, e aspettano che ritornino el bufon e el laché. Quando tutti sono pronti, con una bella sfilata, con davanti i suonatori, fanno la giostra, il giro della vecchia fontana in piazza per poi dirigersi alla scuola dove verrà dato inizio al carnevale fassano...

Il primo ad entrare è il laché che deve presentare tutto il gruppo in quanto egli è l’ambasciatore e anche il responsabile di commedianti e maschere nonché dei suonatori. Segue subito dopo la presentazione del laché, la comica entrata del bufon. Esso rappresenta tutto il lato comico del carnevale fassano in quanto ha il permesso di prendere in giro la gente anche talvolta con espressioni un po’ offensive; decantando con comiche rime e versi pregi e difetti della persona prescelta. Finita l’esibizione del bufon entrano in scena i marascons: sono delle maschere simboliche, con tre o quattro cinture di campanacci attorno alla vita, che stanno a rappresentare il legame della gente contadina della Valle di Fassa, con gli animali domestici, in primo luogo le mucche, coadiutrici nel lavoro, e di grande sostentamento alimentare come i derivati dal latte e la carne. Sicuramente i marascons fanno la loro bella figura in quanto fanno la loro apparizione saltellando e ritmando il tempo con i loro campanacci. Finita l’esibizione delle maschere ha inizio la mascherata; di solito una farsa in cui si risalta l’entità ladino-fassana nei confronti della gente venuta da fuori, confinanti e non. Per finire il tutto ecco un nuovo rientro del bufon, cui seguono i marascons ed infine il laché che chiede umilmente perdono se vi sono stati degli errori ma in principal modo chiede di metter manoal portafoglio lasciando intendere che senza ricompensa nessuno, al giorno d’oggi, fa più nulla. Ora è la volta dei suonatori che con le loro fisarmoniche protraggono la serata fra danze e balli anche fino alla mattina presto.