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Guida alla Val di Fassa

Cenni storici

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Frequentate fin dalla preistoria da cacciatori mesolitici, le valli dolomitiche conobbero i primi insediamenti stabili a partire dall'Età del Bronzo (1800 a.C.). Anche in Val di Fassa la presenza umana giunge a forme dotate di una certa organizzazione sociale a partire dalla seconda Età del Ferro (V. sec. a.C.), entro l'orizzonte della cosiddetta cultura retica ormai ampiamente attestata in diversi siti, come il Col di Pigui presso Mazzin.

La "conquista" della Rezia da parte di Druso e Tiberio (15 a.C.) consentì alla Romanità di sviluppare nella regione la sua azione civilizzatrice, dando inizio a quel processo di osmosi linguistica che successivamente condusse alla formazione degli idiomi detti retoromanzi o ladini.

Durante l'Alto Medoevo si svilupparono, sotto l'influsso dei Longobardi, le particolari forme di autogoverno che stanno alla base della Comunità Generale di Fassa: queste istituzioni, consolidatesi attraverso la fondazione della Pieve, per secoli rappresentarono i veri centri dell'organizzazione civile ed ecclesiastica.

A partire dal sec. XI Fassa si ritrovò inserita nel Principato Vescovile di Bressanone, con esclusione di Moena che, viceversa, appartenne a Trento almeno fino al sec. XII. Contro il Vescovo di Bressanone la Comunità di Fassa dovette a lungo lottare per mantenere le sue prerogative di autonomia e di libertà, fondate sul diretto controllo e sulla proprietà collettiva di vasta parte del territorio, in particolare dei boschi e dei pascoli di alta montagna. Durante l'epoca moderna, Fassa condivise il destino storico delle altre vallate ladine del Sella, nell'ambito politico-amministrativo dell'Impero Asburgico.

Le guerre napoleoniche, che pure videro i fassani combattere strenuamente accanto alle milizie popolari tirolesi per la difesa della "patria", ebbero come conseguenza la soppressione delle prerogative comunitarie e la decadenza delle istituzioni di autogoverno locale.

Verso la fine dell'800 la "scoperta" delle Dolomiti da parte di geologi ed esploratori contribuì a diffondere in tutta Europa il mito romantico dei "Monti Pallidi", premessa al sorgere di una promettente industria alberghiera nelle Dolomiti.

storia

Anche in Fassa questi primi tentativi furono stroncati dalla Grande Guerra, che sconvolse duramente la compagine ladina: a partire dal 1915 il fronte dolomitico si attestò a ridosso della valle costeggiandola per tutta la sua lunghezza, dalla Marmolada alle alture di Bocche.

L'aggregazione del Tirolo meridionale al Regno d'Italia ebbe a sua volta pesanti ripercussioni per la coesione della compagine ladina, la quale – perduti gli antichi legami economici con le province dell'Impero – fu dal regime fascista suddivisa in diverse entità amministrative. Nonostante tali vicissitudini, oggi circa 30.000 abitanti delle Valli del Sella (Badia, Gardena, Fassa, Fodom e Ampezzo) conservano ancora l'antica favella ladina.

Pur con gradi differenti di tutela e di riconoscimento giuridico, la comunità ladina è in grado di esprimere un elevato tasso di attivismo volto ad affermare la propria identità ed a sviluppare la propria lingua in tutti i campi della vita sociale: dalla scuola, ai mass media, alla produzione editoriale, alla vita artistica.

Le immagini rappresentano reperti storici conservati nel Museo Ladino di Fassa (apre il link in una nuova finestra).